Come abbiamo detto nell’ultimo post del blog, quando traduciamo i nostri testi in inglese, che si tratti di un sito, di un blog o di una semplice mail, si rischia sempre di incorrere in degli errori che penalizzano l’efficacia della nostra traduzione e di conseguenza, penalizzano il nostro business.

Proprio per questo, nel post di oggi, ho deciso di approfondire l’ultima categoria di errore, che credo essere la più comune, quella della traduzione letterale delle cosiddette collocazioni.

Se non sai di cosa stiamo parlando, ti propongo di ripartire dalla definizione del “Dizionario delle collocazioni” già citata qui: le collocazioni sono “espressioni formate da due o più parole che per uso o consuetudine lessicale formano una unità fraseologica non fissa ma riconoscibile”. Per dirlo in parole semplici, sono quelle combinazioni di parole immediatamente riconoscibili a un parlante madrelingua, talvolta senza che ci sia una spiegazione logica o una regola a spiegare perché quei due termini siano legati. 

Ti propongo due esempi:

  1. In italiano diciamo “coronare un sogno”, ma in inglese non si può utilizzare lo stesso verbo, ma piuttosto si dirà “a dream comes true” o “live out a dream”. 
  2. Oppure in inglese si dice “to regain your trust”, mentre in italiano preferiamo il verbo “riconquistare la tua fiducia” e ciò non significa che inglese dovremo dire “reconquer your trust!”

Questi sono soltanto due esempi di un fenomeno linguistico molto più diffuso di quanto non si creda. Cosa fare quindi per evitare questi errori grossolani che presuppongono la buona riuscita dei nostri testi?

Well, il consiglio che mi sento di darti è: dimentica chi sei!

O meglio, per il tempo necessario alla traduzione, abbandona la tua visione linguistica prettamente italiana e cerca di metterti nei panni del tuo pubblico anglofono che leggerà i tuoi testi. Ti invito quindi a non ragionare secondo le strutture della tua lingua madre, ma secondo quelle della lingua in cui stai traducendo, almeno per la fase traduttiva. 

Easier said than done starai pensando, ma come farlo nella pratica?

Esistono tante strategie, quello che faccio io solitamente è prendermi del tempo dopo la prima stesura per rileggere il testo con calma e concentrarmi esclusivamente su questo aspetto. Mi piace dire che vado alla ricerca della collocazione perfetta: mi chiedo “per questo verbo ho scelto il sostantivo giusto?” oppure “questa espressione risulterà naturale per il mio pubblico inglese?” 

Se però non hai ancora questa sensibilità linguistica, puoi ricorrere a un dizionario online per confermare o meno la tua ipotesi traduttiva o utilizzare il caro vecchio Google, ma nel modo giusto! In questo senso ti lascio un trucchetto del mestiere: puoi verificare il numero di occorrenze di quella determinata collocazione tradotta. Come? Inserendo l’espressione in questione tra le due virgolette alte “…” seguita da site: co.uk se si tratta del mercato britannico o site: .us se si tratta del mercato americano.

Ad esempio qui sotto abbiamo verificato le occorrenze della collocazione errata dell’esempio “reconquer your trust” a confronto con quella corretta “regain your trust”.

Come puoi vedere, c’è una grande differenza nel numero di occorrenze e questo ti fa capire quale delle due soluzioni è corretta. Cool, right?

Per concludere in breve:

  1. Le collocazioni sono quelle combinazioni di parole immediatamente riconoscibili a un parlante madrelingua, talvolta senza che ci sia una spiegazione logica o una regola a spiegare perché quei due termini siano legati. 
  2. Come evitare di cadere nella trappola della traduzione letterale?
  • Prendendosi del tempo dopo la prima stesura per ricercare la collocazione perfetta;
  • Facendo una verifica attraverso un dizionario madrelingua;
  • Verificando il numero di occorrenze su Google del paese di riferimento

Come sempre, ti ringrazio per aver letto fino a qui! Non esitare a contattarmi per domande, dubbi o commenti. O se hai già in mente un progetto da tradurre, ma non sei convinto sul da farsi, non lasciarti intimidire e contattami per una consulenza gratuita.

Until we meet again,

Maria Francesca

Ps Ti lascio qui sotto l’articolo in formato pdf per averlo sempre con te!

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